da La Repubblica-Napoli

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L’Università può essere una vela o un guscio
Giovanni Laino La Repubblica, Napoli, 31.3.2012

In questi giorni alcuni studenti guidati dal Professore Sergio Pone stanno costruendo una struttura in legno nel cortile dalla Facoltà di Architettura in Via Forno Vecchio. Hanno tagliato tanti listelli di abete, li hanno bucati in modo che le viti bullonate possano consentire un leggero scorrimento negli incastri fra i telai che hanno montato insieme per formare la copertura di uno spazio comune. L’installazione è frutto di un progetto preciso realizzato con paziente lavoro collettivo secondo un programma che ha una regia. I materiali sono stati forniti da una ditta privata. Il pubblico ha assistito alla costruzione giorno per giorno comprendendo solo da un certo punto in poi cosa veniva fuori. Una proposta per dare concretezza ad un lavoro di ricerca dei giovani laureati, un modo per rendere più gradevole un cortile con usi ibridi, un’idea di futuro prossimo che cerca di dar conto di cosa può produrre chi studia occupandosi di forme dell’abitare degli spazi comuni, secondo criteri sostenibili, a basso costo. Un lavoro per poter dire in modo più gradevole la parola noi.
(…)
La performance degli studenti di Architettura, non volendo, è associabile ad una metafora di quello che sta accadendo: un processo di cui non tutti hanno colto il disegno che tuttavia esiste. Grazie alla flessione progressiva cui vengono sottoposti i telai, si realizza la costruzione finale che è una parete in legno, curvata, che richiama immagini diverse: una vela che raccoglierà la spinta di giovani ricercatori che daranno nuova linfa all’università rinnovata oppure un guscio, un riparo temporaneo per gente di passaggio fra diverse forme di disoccupazione e precarietà. Vedremo. Dovremo fare ancora molto lavoro per dire meglio il pronome noi.